Video-intervista Lalo Cibelli (SPOLETTA)

Lalo, quanto ti senti vicino al personaggio che interpreti, che è un personaggio negativo ma con sfumature interessanti?

E' negativo, è un personaggio controverso. Mi trovo molto bene all'interno di questo personaggio. Se ci deve essere qualcosa di mio, c'è qualcosa e credo che in passato sia avvenuto, come in gran parte delle persone. Quando tu ti inventi un ruolo, e lo sei in modo falso, non sei te stesso. Spoletta è una persona che ha scelto il male, ha scelto di essere malvagio, pur non essendolo, perchè ha subito violenza, è stato un perseguitato dal mondo intero della chiesa. Lui ha scelto per sopravvivere, come tutti noi, ogni tanto lo facciamo, il male. E' diventato malvagio. Poi alla fine, tramite un angelo, tramite una creatura utopica, come è il conte Angelotti, si redime, diventa buono, ed infatti scompare, dopo non c'è più.

Continuando a parlare di personaggi, se tu non fossi stato scelto per interpretare Spoletta, quale altro ruolo ti sarebbe piaciuto?

Beh, io amerei parlare di Spoletta tantissimo. E' un personaggio molto sfaccettato come dicevi tu, molto controverso, e non credo che ci sia un altro ruolo così bello! Lucio l'ha dipinto in un modo incredibile. Gli ha fatto fare una parte che nella Tosca di Puccini originaria non c'è. Spoletta aveva un ruolo di scagnozzo di Scarpia e basta, mentre qui è l'esecutore materiale di quegli ordini di quello psicopatico di Scarpia. E' un personaggio di un'importanza capitale e potrei essere Scarpia, potrei fare il conte Scarpia, ma preferisco il mio personaggio. Lucio ha disegnato appunto questo personaggio che è molto, molto potente ed anche un pò autobiografico, per quanto riguarda Lucio, che è un artista che ha sempre voglia di scherzare, di prendere la vita con leggerezza. Spoletta lo vediamo maligno, sì, malvagio, sì, crudele anche ma lo vediamo anche alle prese con il gioco, con la presa in giro di se stesso.

A quanti minuti dall'inizio dello spettacolo, riesci veramente a sentirti dentro il personaggio?

Io sono fortunato, perchè entro dopo un quarto d'ora, dall'inizio dello spettacolo, per cui ho il tempo di elaborare il mio personaggio. Non potrei entrare sul palco se non fossi Spoletta. Entro e perquisisco tanto Andrea della Valle, dove so si è rifugiato il console Angelotti, per cui lì, appeno io dico: "Avanti! Presto! Nessun Rumore! Non tralasciate niente!" Io sono già Spoletta! Dopo mi dimentico completamente di Lalo Cibelli.

La grande innovazione di Tosca a Torre del Lago, è senz'altro la direzione dell'orchestra e l'orchestra del Teatro Puccini. Quanto è più difficile, se è più difficle cantare con un maestro davanti?

Non solo l'orchestra, interagiscono moltissime cose: il clima del lago che è struggente, i canneti, questa nebbiolina malata che aleggia nell'aria, la casa di Giacomo Puccini è un luogo con delle grandi energie. Se tu pensi che sono stati scritti i capolavori che lui ha composto, per cui noi ci permettiamo un'operazione davvero incredibile quella di rinnovare una sua storia, di renderla attuale ai giorni di oggi, una storia che implica 100 anni di contaminazioni, per cui ci sono moltissimi stili musicali, multissimi stili cinematografici che entrano in collisione, c'è la tortura che sembra di essere all'interno di Metropolis di Fritz Lang è incredibile, poi ci sono i richiami del rap, i richiami del rock, questo grande rumore assordante di un secolo di differenza fra la composizione di Giacomo Puccini e la rielaborazione apocrifica di Lucio Dalla. L'orchestra è una cosa in più che a livello sentimentale ti fa vibrare ancora di più, i sentimenti sono tanti e combaciano per creare una grande emozione. Tu senti l'orchestra dal vivo ed è struggente, è profondamente forte, motivante. La base non ha questo tipo di calore che il personaggio può...per cui sono ancora più Spoletta con l'orchestra dal vivo. Un'emozione grandissima. Beppe D'Onghia è un grande direttore e credo, spero, che la produzione, che questa produzione che è l'unica che veramente in Italia, può permettersi di fare certe cose, tenga l'orchestra dal vivo magari, il mio sogno sarebbe che l'orchestra ci fosse sempre in tutta la Tourneè.

Dalla e Zard, hanno parlato spesso, in questi giorni della rinascita dell'opera moderna, italiana e contrapposta per certi versi al musical anglosassone. Dalla dice: " Così come nei teatri si sono cominciate ad usare le lampadine una volta scoperta l'elettricità, allo stesso modo noi oggi possiamo utilizzare strumenti e tecnologie diverse, pur rimanedo nel solco di una certa tradizione, del melodramma italiano. Pensi sia possibile questo?

Io credo che il biasimato e il ridicolarizzato melodramma italiano, quello che nel Settecento era tanto tacciato di sentimentalismo come nell'Inghilterra che sorrideva a noi, facendo poi delle opere come L'opera del Mendicante di Gay dal quale poi Bertolt Brest prese L'Opera da tre soldi, da cui si ispirò. Io credo che il melodramma italiano non sia mai morto e che noi non siamo assolutamente capaci di fare musical, perchè fare musical implicherebbe una struttura leggera nella nostra mente che noi non abbiamo, non possediamo a livello culturale, noi possiamo solamente fare dei melodrammi che aspirano all'alto. Siamo mistici per quanto riguarda l'elaborazione di un dramma. L'opera di Lucio Dalla è ancora un'opera a sè, un'altra cosa, non può essere chiamata opera popolare, nemmeno quella, come quelle di Cocciante. Io direi che è una rilettura apocrifica e una rielaborazione di Tosca, in chiave moderna, contemporanea che non è necessariamente un'opera popoale.Nessuno h voglia di fare il verso o di mettersi in competizione con Puccini. La storia, il canovaccio, questo Grand Guignolche nel Novecento scandalizzò l'opinione pubblica perchè era la prima opera in cui scorreva sangue, era opera terribile Tosca, a suo modo, e questa immagine della femmina italica, nel 1799, con l'illuminismo, con quello che portava Napoleone dalla Francia, con ancora questo bigottismo della chiesa che incombeva, è bellissimo per sottilineare alcune cose che ancora oggi sembra uguale. Sembra che dal 1799 non sia cambiato niente, purtroppo, credo!
 

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