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Giu 19
Mercoledì

LucioDalla

L'Opera e Giacomo Puccini

Il 14 gennaio del 1900 Tosca, musicata da Giacomo Puccini, su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, debutta al Teatro Costanzi di Roma in quello che oggi, dopo molte trasformazioni, è il Teatro dell’Opera.

Il soggetto è quello dell’omonimo dramma di Victorien Sardou, debuttato a Parigi nel 1887, e al cui successo aveva contribuito l'interpretazione di Tosca da parte della celeberrima attrice francese Sarah Bernhardt.

Nel 1889 la Tosca di Sardou viene rappresentata anche a Milano al Teatro dei Filodrammatici Giacomo Puccini vi assiste, rimanendone profondamente colpito.

Dopo dispute e problemi sui diritti d’autore, comincia il lavoro sul soggetto, qualche mese dopo il successo de La Bohème, nella primavera del 1896: nel 1899 la stesura viene completata e Tosca va in scena l'anno successivo. L’opera si snoda in tre atti ricchi di azione e colpi di scena, cosa assai insolita per il genere, e che disorienta i critici.

La grandezza della Tosca di Puccini, che raggiunge un realismo e una violenza sconosciuti per l'epoca, non viene immediatamente compresa da una critica turbata, ma viene accolta da uno straordinario successo di pubblico. Le passioni rappresentate sono quelle politiche della Roma post-repubblicana del 1800 e al tempo stesso quelle profondamente umane dei protagonisti che si susseguono sul palcoscenico.

L'azione si svolge all’interno della Chiesa di Sant’Andrea della Valle e di Castel Sant’Angelo: al termine, una volta constatato che Scarpia l’ha ingannata, Floria Tosca decide di uccidersi buttandosi proprio dalle mura del castello.

Prima grande opera lirica del nuovo secolo Tosca rappresentò una forte innovazione sia nell’universo compositivo pucciniano, reduce dall’intimismo melodrammatico e pietistico della Bohème, che nella stessa funzione scenica di un’opera.

Effetti forti, particolari realistici, passioni autenticamente popolare espresse da motivi energici e melodie impetuose. Il nuovo, sotto forma di un inedito verismo, avanzava e, con esso, un concetto di modernità (naturalmente non colta subito dalla critica del tempo) che oggi più che mai si è disposti, oltre un secolo dopo, a riconoscere al grande compositore lucchese.

E Lucio Dalla, il più pucciniano dei nostri musicisti nel senso della sua capacità di comporre seguendo melodie allo stesso tempo classiche e moderne, non poteva non incontrare Tosca.

Incontrarla non per il gusto di una rivisitazione, di un maquillage estetico-musicale, ma incontrarla per il gusto di riscriverla, di darle una nuova vita pur nel rispetto del percorso narrativo originale.

Nuove musiche, totalmente inedite, nuovi testi liberamente inspirati al libretto di Illica e Giacosa, stessa vitalità, stessi caratteri delineati a tinte fortissime per Cavaradossi, Tosca e Scarpia.

Ma perché una nuova opera da Tosca?

"Perché la storia è meravigliosa", dice Dalla, "e perché Puccini è la modernità e addirittura è più moderno di tanti musicisti contemporanei. Tutta la musica del 900 deriva da Puccini e c’è nell’aria un bisogno di tornare alle radici autentiche della musica. Un sentimento, questo, che è mio ma che sento molto presente anche nel pubblico".

 

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